Strade deserte oltre le mura…
io che guido seguendo le luci dell’alba
sento il cuore più forte di questo motore,
pensieri appesi e la radio che parla.
Corro veloce, ma la mente vola:
senza più corpo è ormai prigioniera
e fuori dal tuo mondo si ritrova sola;
passa il tempo e nasce l’aurora.
Ma dentro di me sei come l’alta marea
che scompare e riappare portandoti via:
sei il mistero profondo, la passione, l’idea…
sei l’immensa paura che tu non sia mia.
Spero nella vita e nel tempo che vola,
ma quanta strada per rivederti ancora…
per un sol sguardo e per il mio orgoglio,
tu non hai mai saputo quanto ti voglio.
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Alle luci dell’alba
Nel bianco
Ti prenderei a schiaffi
da quanti baci vorrei darti…
uno per ogni lato del tuo corpo,
per poi lasciarti cadere giù
come una foglia ai miei piedi
e ritrovarti come una regina
nel suo palazzo di cristallo,
che sceglie il suo vestito bianco.
Follie
Ogni parte del mio corpo
nasconde in sé una follia:
la mente che tutto ciò non è vero,
il cuore… averti per sempre mia!
Ancora un’ultima illusione
nel mio corpo si rimembra
e delle tue ossa mi percuoto;
mi rimangono le ali per volare
lassù dove non c’è neve
e nel mentre mi ricordo
del tuo volto lacrimante.
Sì lo sento… è lì che chiama
di voler tornare a casa
e l’immagine dell’abbraccio
ancora lo spirito mi emana
in quel centro di città
che mai volea dir di no
al tuo bel color patavino.
Con l’acqua calda
le mie ossa si ritemprano
ché delle quiete son ormai stanche
perché tu m’hai guidato
in questo viale sperduto
e non so più tornare quel che ero
finché pioggia svanirò nel tuo desiderio.
Il tepore si risacca
e lontano dal mio corpo vi ristagna
né codardo, né vigliacco io m’appoggio
ché attraverso le tue spalle mostro coraggio
e nell’ancor della nostra vita
un calore assai tremendo si rialza
ma il silenzio della tua bocca qui mi scalza.
Nell’imbrunir d’una giornata d’estate
piccoli brividi d’effervescenza
scuotono altisonanti corpi ansiosi
ché di terzi ce n’è anche troppi
ma lì per lì non si è mai stanchi.
Sopraggiunge in quel momento
un brivido violento
che ci lascia a cuor velato
sotto una coperta di lino blu setato,
uniti uniti in un caldo affetto.
Nondimeno è la musica che suona
e le batte dentro ancora
ché di stelle non ne vuol sapere,
sotto le coperte ancora lì vuol stare
per non parlar di solo amore.
Caldo caldo, lei lo sente
e mi chiede veemente
di lasciarlo fare al caso
quel che io non sto fermando,
oltre il cuor non si comanda.
Sente il battito che affiora
perché sotto non ci vuol più stare
in quell’ultimo momento
sazio è perlomeno il sentimento
come un cuor lì al vento.
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