La voce è alta,
il cuore sorvola la mente
e il buio nasconde l’anima tua.
Ma anche accecato
dalle luci della città
riuscirò a vederti ballare,
danzando in punta di piedi.
La voce è alta,
il cuore sorvola la mente
e il buio nasconde l’anima tua.
Ma anche accecato
dalle luci della città
riuscirò a vederti ballare,
danzando in punta di piedi.
Perché le stelle se ne vanno
quando l’alba rischiara il cielo
e il sole si fa alto
fino a incontrare
le luci della città?
Ancora un’ultima illusione
nel mio corpo si rimembra
e delle tue ossa mi percuoto;
mi rimangono le ali per volare
lassù dove non c’è neve
e nel mentre mi ricordo
del tuo volto lacrimante.
Sì lo sento… è lì che chiama
di voler tornare a casa
e l’immagine dell’abbraccio
ancora lo spirito mi emana
in quel centro di città
che mai volea dir di no
al tuo bel color patavino.
L’amore oltre
una campana di vetro,
giù in cantina si nasconde
il nostro affetto
e in soffitta i ricordi
alti sulla città
per meglio ritemprare
il calore che m’hai lasciato
e la sintonia che abbiam vissuto
per essere un’unica cosa
unione di tante cose, dolci e sensuali…
attraverso i tuoi occhi
e la loro espressione celestiale
che sorride a ogni mio sguardo surreale.
Si sa che una canzone può raggiungere
anche gli angoli più remoti del pianeta…
come una serenata cattura
la mia anima a un metro da lei
e il paradiso si fa solo un po’ più in là
nel deserto o in fondo alla città,
ché solo una canzone sa fare ciò per me
arrivare nel suo cuore e dirmi come sta;
sopra ieri io non ci sto più,
per gli occhi suoi levigati dal mio essere letale
e la voce roca che mi ritrovo
nel raccontar di lei a mille miglia di distanza
e il suo pensier manca nei sogni miei
finché pavidi smetteranno di esistere
nel loro piccolo mondo senza luce.
Il sole tramonta
nelle pieghe della città
e un tuono violento
rammenta lo squarcio
fra cieli separati all’orizzonte
ove si decide chi può volare
tra le nubi o nel profondo del mare;
questo luglio dalle sirene lontane
mi risuona come fossero vicine
e i fossati si riempiono d’acqua
torbida come la neve calpestata
e avida come il piccione viaggiatore
che nella sua via si è smarrito
per non raggiungermi ancora.
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